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Al via la X edizione del Freedom Jazz Festival: dove la musica è incontro e trasformazione. Pietro Rosato e Sara Frassanito raccontano il progetto Lydian APS

Pubblicato il 11/12/2025

Home Page › Notizie › In evidenza › Al via la X edizione del Freedom Jazz Festival: dove la musica è incontro e trasformazione. Pietro Rosato e Sara Frassanito raccontano il progetto Lydian APS

A pochi giorno dall’inizio della decima edizione del Freedom Jazz Festival winter edition, abbiamo incontrato i due direttori artistici, Pietro Rosato e Sara Frassanito, per conoscere da vicino non solo un festival che fin dalla sua nascita ha unito formazione, ricerca e performance dal vivo, ma soprattutto scoprire l’anima di un progetto artistico in cui la musica ha molto a che fare con l’idea di una quotidianità fatta di incontri e relazioni.

Un progetto le cui radici sono racchiuse nelle ore trascorse al fianco di un Maestro che ha sempre pensato la musica come “un linguaggio libero, aperto, fatto tanto di rigore quanto di immaginazione”. Quell’immaginazione che, da sempre, è la prima scintilla in grado di trasformare un sogno in realtà. A Mesagne, in provincia di Brindisi, come nel resto del mondo.

Sara e Pietro partiamo dall’inizio: quando e perché è nata Lydian APS?

Lydian è nata come nascono le cose necessarie: da un bisogno reale. Nel 2013 ci siamo accorti che attorno a noi c’erano tanti musicisti, tanti studenti, tante energie, ma nessun luogo che permettesse davvero di farle incontrare, crescere, trasformarsi. È lì che è ha preso forma l’idea: creare uno spazio dove la musica non fosse solo “studio” o “spettacolo”, ma relazione, ricerca, quotidianità.

All’inizio sono nati la Lydian Music School e il Freedom Jazz Festival. Poi è stata la volta della Freedom Extensive, della Lydian Records. E ancora, Musiculture e tante altre progettualità in divenire. Il nostro punto di riferimento, e ancora oggi la nostra radice, è Gianni Lenoci. Il suo modo di pensare la musica come un linguaggio libero, aperto, fatto tanto di rigore quanto di immaginazione, ci ha modellati da dentro. Non è solo un ricordo: è un metodo di vita, di ascolto, di lavoro. Molto di ciò che facciamo oggi discende direttamente dai giorni passati con lui.

Freedom Jazz Festival: le due parole che scegliereste per raccontano la sua storia?

Se dovessimo scegliere due parole, sceglieremmo incontro e trasformazione. Incontro, perché negli anni il festival è diventato un luogo di convergenza per musicisti diversissimi, studenti e pubblico di ogni età. Qui sono passati Giovanni Falzone, Fabrizio Bosso, Susanna Stivali, Gaetano Partipilo, Gianni Lenoci, Rosario Giuliani, Sabir Mateen, Steve Potts, Eugenio Colombo e tanti altri. Ognuno ha portato un modo diverso di intendere il jazz, e ogni volta il festival si è arricchito, modificato, aperto. Trasformazione, perché non proponiamo semplicemente “concerti”, ma costruiamo esperienze. Ogni edizione nasce da zero, e non ne esiste una uguale all’altra.

Il jazz italiano visto dalle aule di Lydian che volto ha?

Nelle nostre aule il jazz italiano contemporaneo ha un volto sinceramente bello. I ragazzi che incontriamo oggi hanno una qualità preziosa: non vogliono imitare, vogliono capire. Fanno domande, sperimentano, ascoltano generi diversissimi, compongono, osano. C’è un senso di movimento continuo: progetti che nascono, band che si formano, collaborazioni che si intrecciano. E la cosa più bella è che vediamo un futuro dove non è più necessario “andare fuori” per sentirsi parte di qualcosa: la comunità musicale qui cresce, respira, ha voglia di durare.

La Freedom Extensive: un miracolo collettivo. Cosa ci raccontate di questo progetto?

La Freedom lavora così: con entusiasmo, con spirito di squadra, con una fiducia reciproca che non è affatto scontata. Un laboratorio di musica contemporanea, una fucina dove può nascere qualsiasi cosa. E forse la cosa più importante è questa: offre ai musicisti pugliesi un motivo per restare, per crescere insieme, per sentirsi parte di una storia che sta accadendo qui, non altrove.

La Freedom Extensive è uno dei progetti a cui siamo più legati. È un’orchestra jazz, sì, ma non nel senso classico del termine. È una comunità di musicisti professionisti, tutti pugliesi, alcuni giovanissimi, altri con una lunga storia alle spalle. Tutti compositori, tutti con un proprio mondo sonoro, e allo stesso tempo pronti a metterlo al servizio di un obiettivo comune. È una realtà davvero rara: collaborativa, generosa, curiosa. Non una big band “di repertorio”, ma un luogo dove gli ospiti – negli anni Falzone, Partipilo, Lenoci, Giuliani e oggi Greg Burk – trovano un’isola di creatività pura. Qui possono proporre idee nuove, pezzi mai suonati, esperimenti che altrove non riescono a trovare spazio.

Lydian APS e Mesagne: il legame con il territorio su cosa si basa?

Mesagne ci ha accolti fin dall’inizio con una naturalezza sorprendente. Qui la musica non è percepita come qualcosa di “esterno” o elitario: entra nella vita delle persone, nei loro racconti, nelle loro serate. Noi abbiamo puntato sulla continuità, sull’idea che la cultura diventa radice soltanto se torna, anno dopo anno, a bussare alla porta della città. Mesagne ha risposto con calore, con curiosità, con una partecipazione che ci dà energia.

La winter edition del festival è in programma il 27 e 28 dicembre: cosa ci riserva il programma di questa decima edizione?

Quest’anno il festival ha due anime molto diverse e proprio per questo molto complementari. Il 27 dicembre, con Simona Severini e Jacopo Ferrazza vivremo un concerto intimo, poetico, pieno di piccoli dettagli preziosi. È musica che respira, che parla piano, che sa essere luminosa senza bisogno di alzare la voce. Il 28 dicembre, invece, la Freedom Extensive incontrerà Greg Burk, e lì ci sarà un’esplosione di creatività. Burk lavora ascoltando, reagendo, trasformando: la residenza è un viaggio che non sappiamo mai esattamente dove porterà, e questo è il suo bello.

L’invito dei direttori artistici al pubblico?

L’invito è semplice e sincero: venite a Mesagne, lasciatevi sorprendere, partecipate a questo rito che ogni anno prova a reinventarsi. Non venite non per “assistere”, ma per vivere due serate di musica che nasce davanti ai vostri occhi.

Abbiamo sempre avuto estremo rispetto nei confronti del pubblico. I nostri eventi sono sempre preparati, inclusivi nei confronti della preparazione all’ascolto, mai distaccati e freddi. È musica fatta con amore, con dedizione, con voglia di incontro. E senza il pubblico, non sarebbe niente.

Grazie Sara e Pietro, buon Freedom Jazz Festival!

Link al programma del Freedom Jazz Festival winter edition 2025
Scheda socio I-Jazz Lydian APS

Categoria: In evidenza Tag: festival, Freedom Extensive, Freedom Jazz Festival, jazz, jazz contemporaneo, Lydian Aps, Lydian Music School, Lydian Records, Mesagne, Musiculture, Pietro Rosato, Puglia, Sara Frassanito

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