Pubblicato il 27/06/2026
Un settore solido, capace di consolidare il proprio valore economico e culturale all’interno del panorama musicale italiano, è questa l’immagine del jazz che restituiscono i dati del nuovo Rapporto SIAE sullo spettacolo dal vivo appena pubblicati. Per I-Jazz, l’associazione nazionale che rappresenta la più ampia rete italiana di festival, rassegne e organizzatori di musica jazz, questi risultati sono il frutto di un lavoro collettivo costruito negli anni da decine di operatori culturali che quotidianamente investono sulla qualità artistica, sulla progettazione e sulla diffusione della musica in tutto il Paese.
“Desidero innanzitutto ringraziare tutte le associazioni e i festival aderenti a I-Jazz – dichiara il Presidente Angelo Valori –. Dietro questi risultati ci sono migliaia di professionisti, volontari, direttori artistici, tecnici e amministratori che con competenza, passione e responsabilità costruiscono ogni anno una rete culturale diffusa che rende il jazz una delle esperienze artistiche più vive del nostro Paese”.

I numeri del Rapporto SIAE confermano questa vitalità. Nel 2025 i concerti jazz raggiungono 7.210 spettacoli, con una crescita dell’1% rispetto all’anno precedente. Gli spettatori sono 1.126.494, mentre la spesa complessiva del pubblico cresce in maniera significativa fino a 19.409.695 euro, con un incremento del 9,6%. Il dato forse più significativo riguarda la capacità del settore di generare maggiore valore senza perdere la propria vocazione popolare e inclusiva. La spesa media per spettatore passa infatti da 15,11 euro a 17,23 euro, con una crescita del 14,1%*. Il jazz continua ad essere il comparto più accessibile dell’intero settore dei concerti dal vivo. Il prezzo medio del biglietto rimane infatti molto inferiore rispetto alla media generale dei concerti (36,88 euro).
“Questo dato racconta un modello culturale preciso – prosegue Valori –. Il jazz non rincorre semplicemente la crescita dei ricavi. Riesce invece ad aumentare il proprio valore economico mantenendo un’elevata accessibilità per il pubblico. È un equilibrio estremamente raro nel panorama culturale contemporaneo e rappresenta una precisa scelta di responsabilità sociale. All’interno del macro-settore concerti, il jazz rappresenta il 10,6% degli spettacoli, il 3,6% degli spettatori e l’1,7% della spesa complessiva. Numeri che raccontano la natura specifica del jazz italiano: una rete diffusa di centinaia di festival, rassegne e stagioni concertistiche distribuite lungo tutto l’arco dell’anno e radicate nei territori”.

La geografia del jazz è infatti diversa da quella di molti altri comparti dello spettacolo. Il Nord-Ovest raccoglie il 22,3% degli spettacoli, il 23,8% degli spettatori e il 30,2% della spesa, trainato dalla Lombardia. Il Nord-Est rappresenta il 20,5% degli spettacoli, il 15,8% del pubblico e il 15,5% della spesa, con Veneto ed Emilia-Romagna protagonisti. Il Centro Italia raggiunge il 20,6% degli spettacoli, il 21,9% degli spettatori e il 28,6% della spesa, grazie soprattutto al ruolo di Lazio e Umbria. Particolarmente significativo è il dato del Mezzogiorno, che concentra il 36,6% degli spettacoli, il 38,4% degli spettatori e il 25,7% della spesa, con Sicilia, Puglia e Sardegna tra le regioni più dinamiche del comparto.

“Questa distribuzione – aggiunge Valori – dimostra una caratteristica unica del jazz italiano: la sua capacità di essere presente ovunque. Non soltanto nelle grandi città, ma nei piccoli centri, nei borghi storici, nelle aree interne e nelle comunità più periferiche. È proprio questa diffusione territoriale a fare del jazz un presidio culturale permanente”. Il Rapporto SIAE evidenzia inoltre come festival, rassegne e programmazioni estive costituiscano il principale motore della crescita del comparto, con il mese di luglio che si conferma quello di maggiore intensità artistica, partecipazione e rendimento economico. Ogni concerto organizzato in un piccolo comune genera occasioni di incontro, sostiene le economie locali, valorizza il patrimonio storico e paesaggistico, favorisce il turismo culturale, rafforza il senso di appartenenza delle comunità e contribuisce concretamente a contrastare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne.
Allo stesso modo, le numerose attività che i festival e le associazioni realizzano durante tutto l’anno nelle scuole, nei quartieri periferici, nei centri di aggregazione, negli ospedali, negli istituti penitenziari e nei contesti di marginalità sociale testimoniano come il jazz sia oggi anche uno straordinario strumento di welfare culturale. Attraverso la musica si costruiscono relazioni, si favorisce l’inclusione, si sviluppano competenze, si promuove il dialogo interculturale e si contribuisce alla crescita della persona, soprattutto tra le nuove generazioni e le fasce più fragili della popolazione.

«Per questo – conclude il Presidente di I-Jazz – chiediamo che il jazz venga riconosciuto sempre più come una vera infrastruttura culturale del Paese. I dati SIAE dimostrano che investire nel jazz non significa sostenere esclusivamente un genere musicale: significa investire nello sviluppo dei territori, nella coesione sociale, nell’educazione, nel turismo culturale, nell’innovazione e nella qualità della vita delle comunità. Dietro ogni concerto non c’è soltanto uno spettacolo. C’è un presidio culturale che genera valore economico, crescita civile e futuro. Ed è proprio questa la missione che, insieme ai nostri associati, continueremo a perseguire con convinzione”.
