Pubblicato il 13/02/2026
Il Piacenza Jazz Fest per l’edizione 2026 ha scelto un titolo che è insieme domanda, provocazione e dichiarazione d’intenti: “Jazz, so what?”. Una scelta che conferma la vocazione del festival diretto da Angelo Bardini a coniugare grandi protagonisti della scena jazz nazionale e internazionale con progetti originali, nuove visioni e dialoghi tra tradizione e contemporaneità. Un festival diffuso, in programma dal 28 febbraio al 30 aprile, che attraversa luoghi simbolici della città e della provincia, e rivolge al pubblico e agli artisti un vero e proprio invito all’ascolto, all’apertura e alla sorpresa.
“Jazz, so what?” non è soltanto un titolo, ma una visione: il Piacenza Jazz Fest 2026 si propone come luogo di incontro, scoperta e condivisione, dove il jazz continua a essere una musica viva, necessaria e capace di parlare a pubblici diversi. Un programma, quello dell’edizione 2026, che diventa l’occasione per interrogarsi sul senso profondo del jazz oggi, sulle sue molteplici identità e sulla sua capacità di attraversare linguaggi, culture e generazioni, restando sempre vivo, necessario, contemporaneo.

E per iniziare a scoprire i grandi ospiti attesi, non si può non partire da una figura femminile di assoluto rilievo internazionale. Il 14 marzo il Piacenza Jazz Fest accoglie Dianne Reeves, una delle voci più autorevoli e riconosciute del jazz mondiale, che si presenta in duo con il chitarrista Romero Lubambo: un incontro raffinato e potente, capace di esaltare l’essenza più pura dell’interplay, dell’interpretazione e della grande tradizione vocale jazz. Saranno alla Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni.
Ma il respiro internazionale del festival è chiaro già con il concerto inaugurale del 28 febbraio, affidato a Vincent Peirani e al suo quintetto con Living Being IV: Time Reflections, progetto che unisce jazz, elettronica, groove e scrittura contemporanea. Il 7 marzo arriva uno dei protagonisti assoluti della scena jazz internazionale contemporanea: Avishai Cohen con il progetto Big Vicious, una formazione che ridefinisce i confini del jazz attraverso un linguaggio sonoro potente e trasversale, capace di dialogare con rock, elettronica e suggestioni mediorientali, senza perdere profondità espressiva e rigore artistico.

Il 5 marzo sale sul palco uno dei pianisti più brillanti della scena statunitense, Sullivan Fortner, alla guida del suo trio in Southern Nights, mentre il 24 marzo il festival accoglie una delle voci emergenti più interessanti del panorama afroamericano, Tyreek McDole, con il suo quartetto. Il12 aprile, al Milestone Live Club, il pianoforte di Amaro Freitas chiude idealmente questo percorso con Y’Y’, un progetto che fonde radici brasiliane, spiritualità e visione globale.
La programmazione 2026 si distingue anche per una forte attenzione ai dialoghi tra linguaggi e tradizioni. Ne sono esempio il progetto Twelve Colours di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin (19 marzo), in dialogo con l’opera visiva Blue Archie Shepp di Romano Tagliaferri all’Università Cattolica; e Cantando Historias – omaggio a Ivan Lins (21 marzo), con la partecipazione speciale di Fabrizio Bosso, tra jazz e canzone brasiliana insieme ad alcuni docenti del Conservatorio “G. Nicolini”, la cantante Serena Ferrara e il pianista Andrea Rea. Il 28 marzo al Teatro Sociale di Stradella Danilo Rea e Luciano Biondini presentano Cosa sono le nuvole, un viaggio poetico tra improvvisazione, cinema e memoria collettiva. Il 18 aprile nella suggestiva ex-Chiesa delle Benedettine, Paolo Angeli e Redi Hasa tracciano nuove Rotte mediterranee, intrecciando sonorità arcaiche e contemporanee. Due gli appuntamenti (12 marzo e 24 aprile) con protagonisti i vincitori del Concorso Bettinardi 2025.

Accanto al cartellone principale del Piacenza Jazz Fest, anche quest’anno torna L’Altro Festival, un progetto organico e trasversale in cui il jazz esce dal palco tradizionale per incontrare la parola, il teatro, l’illustrazione, la danza, l’educazione, la dimensione urbana e quella comunitaria. Una costellazione di progetti che, pur nella loro varietà, condividono una visione comune: fare del jazz uno strumento di ascolto, relazione e partecipazione attiva, in grado di parlare a pubblici differenti e di generare esperienze culturali inclusive e durature.
“L’Altro Festival – sottolinea il direttore artistico Angelo Bardini – è forse il luogo in cui il Piacenza Jazz Fest mostra con più chiarezza la sua identità profonda. Il jazz, per sua natura, è dialogo, ascolto, curiosità, capacità di mettersi in gioco: valori che da anni cerchiamo di trasmettere soprattutto attraverso il lavoro con le scuole e con i più giovani. “Jazz, so what?” significa proprio questo: non dare risposte definitive, ma offrire strumenti, stimoli, possibilità. Credo fortemente che il jazz possa essere un linguaggio educativo straordinario, capace di parlare a tutti, di creare comunità e di lasciare tracce durature. È una responsabilità culturale, ma anche un atto di fiducia nel futuro”.
Attraverso spettacoli teatrali e musicali come Io quella volta lì avevo 25 anni (omaggio a Giorgio Gaber e Sandro Luporini), Un milione di rose. Gianni Rodari e Sergio Endrigo, Un’ombra di jazz e Le fiabe del jazz – riuniti sotto il cappello de “Il Jazz A Scuola” – il festival costruisce percorsi che intrecciano musica, narrazione e immaginazione, rivolgendosi a bambini, studenti, insegnanti e famiglie. Allo stesso modo, iniziative come il Jazz Pedibus e i concerti pensati per gli studenti rafforzano il legame tra musica, spazio pubblico e quotidianità.

Da segnalare poi: le jam session del ciclo 7×7, i concerti swing in orario aperitivo, quest’anno tutti da ballare, al centro commerciale “Gotico”, gli eventi legati all’International Jazz Day e le iniziative che uniscono musica e ballo, come Lindy Hop in fiore, che l’anno scorso aveva riscosso un grande successo, nella piazza più bella della città di Piacenza. E poi presentazioni di libri, incontri con autori, progetti di illustrazione e mostre trasformano il festival in uno spazio di pensiero. Dalle mostre di illustrazione ai concorsi grafici, fino ai format di ascolto guidato come Spin & Speak, condotto dai due giovanissimi della commissione artistica “young”, il jazz viene esplorato come patrimonio culturale e come esperienza contemporanea.
Il Piacenza Jazz Fest è reso possibile grazie al sostegno fondamentale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ai contributi della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Piacenza, della Fondazione Ronconi-Prati, del FNVS – Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e della Banca di Piacenza, oltre al prezioso supporto di sponsor privati che condividono e sostengono il progetto.
Link al programma Piacenza Jazz Fest 2026
Scheda socio Piacenza Jazz Club
