Pubblicato il 02/04/2024
Dal 14 aprile al 5 maggio Mantova si trasforma in un grande palcoscenico per ospitare la nuova edizione di You Must Believe in Spring, la rassegna promossa dall’Associazione culturale 4’33”.
Un progetto che quest’anno ha diversi obiettivi ambiziosi: innanzitutto l’interazione tra musicisti italiani e musicisti stranieri per promuovere, attraverso lo strumento del confronto, una crescita artistica e creativa del panorama nazionale. Altrettanto importante lo scambio intergenerazionale tra i musicisti coinvolti nel progetto e gli studenti dell’Istituto Carlo D’Arco e Isabella D’Este che, come già avvenuto negli scorsi anni, saranno coinvolti in progetti multimediali originali e vari laboratori: le diverse generazioni avranno modo di confrontarsi per arricchirsi culturalmente e umanamente, collaborando insieme per realizzare l’orchestra You Must Believe in Spring. Infine, continua l’attenzione del festival mantovano per la parità di genere (nel 2023, in occasione de Il Jazz per le Terre del Sisma, You Must Believe in Spring ha ricevuto il premio come miglior festival nazionale per parità di genere).
“L’intento principale – dichiara il direttore artistico Matteo Gabutti – è quello di costituire una comunità di musicisti che vada oltre la mera esibizione in concerto. Vogliamo dare vita a un luogo di incontro e di scambio tra musicisti, pubblico e territorio, che lanci le basi per una nuova idea di festival che promuova e divulghi la musica jazz”.
Tornando al programma, l’edizione 2024 del progetto prevede il coinvolgimento di oltre una trentina di musicisti tra allievi, insegnanti del Liceo musicale e coreutico, giovani musicisti italiani e musicisti stranieri; e include due laboratori da cui prenderanno forma due eventi speciali tra il 25 aprile al Teatro Bibiena e il 5 maggio a Palazzo Te. Il primo laboratorio riguarda un’opera originale dal titolo You Must Believe in Spring: sotto la guida del sassofonista e compositore statunitense Roscoe Mitchell, verrà organizzata un’orchestra che rispecchi i valori del festival – integrazione internazionale, intergenerazionale, di genere e sviluppo artistico degli studenti.

Il secondo laboratorio coinvolgerà gli allievi dei corsi di danza del Liceo coreutico Carlo D’Arco e Isabella D’Este: sotto la guida degli insegnanti, creeranno le coreografie sulle musiche elaborate dal vivo dalla sassofonista, compositrice e film maker argentina naturalizzata italiana Camila Nebbia, e dall’insegnante Leandro Lo Bianco. La residenza artistica e lo spettacolo sono inseriti nel progetto della Fondazione Palazzo Te “Il Labirinto delle Metamorfosi”.
Tra gli appuntamenti da non perdere: il concerto del 14 aprile con il quartetto di James Brandon Lewis e il quartetto di Lina Allemano, uno straordinario viaggio musicale andata e ritorno tra Europa e Americhe, le Americhe che vanno dal Canada al Centro America passando per Berlino; e poi Fabrizio Bosso, uno dei nomi più importanti della scena musicale italiana, accompagnato nel concerto mantovano dallo straordinario quartetto Blue Moka (20 aprile); la Sala dei Cavalli di Palazzo Te offre lo scenario perfetto e il giusto ambiente al doppio concerto che vede protagoniste la sassofonista Maria Grand e la pianista Marta Sanchez, a seguire l’arpista Ottavia Rinaldi con il suo trio (21 aprile).

L’acqua la farà da padrona alle Pescherie di Giulio Romano con il doppio concerto di Di Maria Sole De Pascali e del progetto TellKujira che vede protagonisti Ambra Chiara Michelangeli, Francesco Diodati, Francesco Guerri e Stefano Calderano (22 aprile). Sempre alle Pescherie di Giulio Romano l’atmosfera si fa densa e carica di suoni, con i Cybele, formazione che ruota attorno all’elettronica, al ritmo e ai riff del sassofono di Nicola Bardini, musica assolutamente contemporanea, potente e carica di immagini. Allo stesso modo i Ghost Horse usano l’elettronica per erigere un muro al quale si appoggiano i fiati di Glauco Benedetti, Filippo Vignato e Dan Kinzelman mentre la batteria di Stefano Tamborrino detta il ritmo di una costante battaglia (23 aprile).
Grande l’attesa per l’arrivo del sassofonista e compositore Steve Lehman che ha prodotto una vera pietra miliare del jazz contemporaneo: Sélébéyone, una parola wolof che si può tradurre con il termine ‘intersezione’, che nasce dalla combinazione di jazz sperimentale e liriche rap, sia in inglese sia in wolof, l’idioma parlato tra Senegal, Gambia e Mauritania (24 aprile). Il 25 aprile rappresenta da sempre l’idea di liberazione, e la libertà musicale non poteva che essere espressa da un musicista come Roscoe Mitchell al quale è stato affidato il compito di mettere insieme un’orchestra composta da musicisti provenienti da diverse esperienze oltre che da diversi paesi. nei giorni del festival lo Studiottantuno (via Giulio Romano 81) ospiterà proprio una mostra di disegni e quadri di Roscoe Mitchell: un’occasione unica per ammirare l’opera pittorica dell’eclettico musicista di Chicago.

La seconda parte delle rassegna si snoda attraverso un percorso tra Italia, Inghilterra, Argentina, Francia e Norvegia con musiciste e musicisti che sotto la stessa bandiera del jazz portano esperienze diverse, dall’improvvisazione del trio anglo italo argentino di Gabriele Mitelli, all’esperienza d’oltre oceano della giovanissima sassofonista Zoh Amba, dall’energia della Francese Sakina Abdou all’esplorazione degli orizzonti iberici del quintetto Alkord fino ad arrivare all’esperienza elettronica di Maja Solveig Kjelstrup Ratkje.
La rassegna si conclude con il risultato della residenza artistica di Camila Nebbia e Leandro Lo Bianco assieme alle insegnanti e allievi del Liceo Coreutica Carlo D’Arco e Isabella D’Este.
Link al programma You Must Believe in Spring 2024
Scheda socio I-Jazz Associazione 4’33”
