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Presentata a Cormons la nuova edizione di Jazz&Wine of Peace, la prima con la direzione artistica di Enrico Bettinello. Dal 23 al 26 ottobre si rinnova il dialogo emozionante tra musica, territorio e comunità

Pubblicato il 02/10/2025

Home Page › Notizie › In evidenza › Presentata a Cormons la nuova edizione di Jazz&Wine of Peace, la prima con la direzione artistica di Enrico Bettinello. Dal 23 al 26 ottobre si rinnova il dialogo emozionante tra musica, territorio e comunità

Una nuova edizione all’insegna del dialogo creativo e dell’inclusione culturale per il Jazz&Wine of Peace, il festival ideato e organizzato da Circolo Controtempo, in programma dal 23 al 26 ottobre a Cormons e in cantine, locali, dimore storiche, teatri, fra Collio friulano e sloveno. Una manifestazione che fin dall’inizio ha scelto di mettere al centro della propria riflessione il dialogo transfrontaliero e la pace tra i popoli, temi mai come oggi di estrema attualità e urgenza.

Urgenza che ritorna nelle parole del nuovo direttore artistico, Enrico Bettinello, che abbiamo raggiunto poco giorni prima della presentazione ufficiale del festival. “Avere nel nome del festival anche quella parola, Peace, che mai come ora è qualcosa che deve essere invocato a gran voce, ci fa sentire una responsabilità in più. Un festival può forse poco, da un certo punto di vista, ma credo possa molto in termini di inclusione e di incontro tra le persone che lo attraversano, artiste, pubblico, operatori, stampa”.

Un festival che si aprirà con un’anteprima, in programma lunedì 20 ottobre al Kulturni Dom di Gorizia (ore 20.30), che anche quest’anno vedrà protagonista la Zerorchestra con la novità dell’Accademia musicale Naonis: insieme eseguiranno dal vivo la colonna sonora del film Il fantasma dell’opera, capolavoro del cinema muto con il leggendario Lon Chaney. “Quella con Zerorchestra e con la sonorizzazione di film muti è una collaborazione ormai collaudata – sottolinea il direttore artistico – e credo che sia un esempio molto concreto di come si possa lavorare con artisti e istituzioni del territorio, nonché facendo interagire la musica con altri linguaggi e pratiche. E’ un momento davvero molto bello”.

Nel programma spazio ad alcuni dei nomi più coinvolgenti e originali della scena creativa contemporanea: dal sassofonista James Brandon Lewis, fra i più ispirati esponenti della musica afroamericana di oggi (giovedì 23, Teatro comunale di Cormons, alle 21.30), al leggendario trio australiano The Necks con la loro sintesi tra avanguardia, minimalismo, jazz e ambient (venerdì 24, Teatro comunale Gradisca d’Isonzo, alle 18); dalla band milanese Calibro 35 in “Exploration”, un tuffo nell’universo del jazz-funk cinematografico (sabato 25, Teatro comunale di Cormons, alle 21.30), al contrabbassista americano William Parker che, insieme a due straordinari improvvisatori come Cooper-Moore e Hamid Drake, dà vita a un rituale di musica quotidiana, di mantra, di cuore (giovedì 23, Villa Attems, alle 18.30), fino al progetto Y-OTIS, che con il suo mosaico sonoro attraversato da elettronica e hip hop, è tra le realtà più originali della scena europea (sabato 25, Vila Vipolže, alle 18.30).

Un’edizione anche molto al femminile, in cui spiccano i progetti di artiste affermate ed emergenti della scena jazz internazionale: dalla pluripremiata sassofonista britannica Nubya Garcia, voce innovativa della scena jazz, capace di miscelare influenze classiche, dub, latin e broken beat (venerdì 24, Teatro comunale di Cormons, alle 21.30), alla flautista e compositrice franco-siriana Naïssam Jalal, (giovedì 23, Cantina Jermann di Ruttars alle 11): e ancora Maria Chiara Argirò, a cui è affidata la festosa chiusura fra jazz, elettronica e songwriting sperimentale (domenica 26, Azienda Agricola Gradis’ciutta, alle 17.30); il trio guidato dalla pianista greca Tania Giannouli (sabato 25, Kulturni Dom, Nova Gorica, alle 11); e la bassista Rosa Brunello insieme a due artiste di culto come Yazz Ahmed e Tamar Osborn (domenica 26, villa Attems, alle 15).

Riflettori puntati poi sulla violinista Anaïs Drago (sabato 25, Villa Codelli, alle 15) con il Trio Relevé; Ana Čop con la band Lilamors (giovedì 23, Castello di Spessa, alle 15); e Knobil, progetto jazz post-bop creato da Louise Knobil, contrabbassista, cantante e compositrice di Losanna (domenica 26, Tenuta Villanova, alle 11). In dialogo fra passato e presente le performance delle cantautrici Valentina Fin con il progetto Cohors (venerdì 24, Abbazia di Rosazzo, alle 11) e Simona Severini con Fedra (venerdì 24, Villa Nachini Cabassi, alle 15). Davanti a tanti nomi di artiste abbiamo chiesto al direttore se si può parlare di uno ’sguardo’ femminile del/sul jazz oggi.

“Il fatto che molti appuntamenti in programma abbiano una leadership femminile è una cosa che reputo normale e doverosa per un festival del 2025. E se è innegabile che nel sistema ci sia ancora un anacronistico sbilanciamento di genere – direi principalmente in ingresso – è altrettanto vero che per allestire un cartellone con una presenza di artiste significative (italiane, europee, di ogni geografia) non c’è bisogno di particolari ‘quote rosa’ o di faticose ricerche: credo fortemente che Nubya Garcia, così come Tania Giannouli, Rosa Brunello, Naïssam Jalal, Maria Chiara Argirò, Simona Severini, Ana Čop, Anaïs Drago, Louise Knobil, Valentina Fin, ma anche le artiste che saranno impegnate nei Jazz&Taste nelle cantine, siano voci forti e pienamente legittimate a contribuire al disegno artistico del festival, ciascuna con il proprio linguaggio, anche molto diverso da quello delle altre, per cui direi che potremmo serenamente provare a superare sia lo stupore per la presenza femminile, sia l’idea che ci sia un particolare sguardo”. 

Nel programma si spazia dai Calibro 35 al progetto Y-OTIS, dagli echi della musica rinascimentale all’elettronica, ai linguaggi black più urgenti (pensiamo a James Brandon Lewis, artista e sassofonista dell’anno per la rivista americana Down Beat), che filo conduttore li unisce?

“Credo che sia un programma in cui convivono non solo alcune delle eccellenze attuali nei rispettivi linguaggi, ma anche una ‘biodiversità’ che è apertura a comunità di spettatrici e spettatori anche diverse. Ormai da anni, più che trovare un tema mi interessa che il programma sia ‘accogliente’, che le persone stiano ‘bene’ con queste musiche, anche con quelle più impegnative e meno rassicuranti. E se c’è un denominatore comune tra i tanti appuntamenti è forse la mia ricerca di progetti che, a prescindere dalle differenze stilistiche, portino chiaramente con sé umanità e apertura al confronto. Credo davvero che tutti questi progetti abbiano in sé questa capacità di accogliere“.

Insieme alla musica, protagonista della rassegna Jazz & Wine of Peace è da sempre  il territorio che la ospita: come hai coniugato i due elementi?

“Ho avuto la fortuna, ne accennavo anche prima, di ‘ereditare’ un progetto strutturalmente forte, con direttivo sensibile, un team fantastico e altrettanto fantastici legami con le eccellenze del territorio. Per me che ho spesso lavorato e riflettuto, anche come studioso, sul rapporto tra le arti performative e i luoghi non convenzionali, poter immaginare i concerti in ville, abbazie, cantine, castelli, tenute, oltre che in ambiti teatrali più strutturati, è una nuova opportunità per poter portare la musica a contatto con comunità e spazi in cui possono risuonare in modo ancora più significativo. Il vino, le persone, i confini che si dissolvono, l’urgenza di pace, sono una parte essenziale del progetto, in continuo dialogo con la musica. Uno dei miei obiettivi è quello di immaginare ciascun concerto davvero in sintonia con il luogo, per grammatiche, vibrazioni, relazione e vicinanza con il pubblico”. 

Un momento significativo sarà la consegna del Premio Mauro Bardusco, in memoria dello storico direttore artistico di Jazz & Wine of Peace, a William Parker, maestro del contrabbasso.

“Quando un festival ha avuto per così tanti anni una direzione artistica, forte e riconoscibile, è compito di chi ne eredita il ruolo non solo portarne avanti il messaggio, ma anche quello di non dimenticare. Per questo abbiamo deciso di intitolare un premio a Mauro Bardusco e che questo premio potesse andare a un artista in cui, come accadeva con Mauro, convivono creatività, innovazione e umanità. William Parker direi che risponde perfettamente a questo identikit, è un musicista che era stato presente con altri progetti anche nei programmi firmati da Mauro Bardusco e quindi siamo onorati di consegnarlo a lui.

Invito al pubblico di appassionati (esordienti e veterani) di jazz per venire a seguire Jazz & Wine of Peace 2025? 

“Quando racconto a qualcuno cos’è Jazz&Wine of Peace, ascoltare del grande jazz a Cormons e tra le colline del Collio, sia italiano che sloveno, colorate dall’autunno, in luoghi dal fascino unico e in abbinata con le eccellenze eno-gastronomiche del territorio, la reazione è quasi unanimemente di meraviglia, e si tratta sul serio di un’esperienza unica e emotivamente molto coinvolgente. L’invito non può che essere di unirsi a noi per un progetto che è di musica, di convivialità, di ricerca e innovazione, ma soprattutto sempre di più di necessaria umanità”.

Completano il ricco programma: i concerti del percorso Jazz & Taste, accolti nelle atmosfere più intime delle cantine del territorio, la mostra fotografica “Brötzmann, In My Focus” del fotografo sloveno Žiga Koritnik, e la presentazione del podcast “Sikter” con il giornalista Rodolfo Toè e il fotografo Massimo Sciacca. Si rinnova infine la collaborazione con il Conservatorio Tartini di Trieste per il workshop “Brulicare”, affidato alla guida del sassofonista e compositore statunitense Dan Kinzelman.

Linka l programma Jazz & Wine of Peace 2025
Scheda socio I-Jazz Circolo Controtempo

Categoria: In evidenza Tag: Circolo Controtempo, Collio friulano, Collio sloveno, Cormons, Enrico Bettinello, festival, Friuli Venezia Giulia, jazz, Jazz&Wine of Peace, musica, territorio

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