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NUOVA GENERAZIONE JAZZ – I protagonisti dell’edizione 2024. Wasted Generation: la passione per il jazz moltiplicata per cinque “ci sembrava fondamentale creare un gruppo il cui leader fosse la musica stessa”

Pubblicato il 05/04/2024

Home Page › Notizie › In evidenza › NUOVA GENERAZIONE JAZZ – I protagonisti dell’edizione 2024. Wasted Generation: la passione per il jazz moltiplicata per cinque “ci sembrava fondamentale creare un gruppo il cui leader fosse la musica stessa”

Oggi parliamo al plurale, perché Wasted Generation è un gruppo nell’accezione più vera del termine, senza un vero e proprio leader, dove l’equilibrio e l’uguaglianza, anche nei linguaggi dei singoli componenti, sono dei veri punti di forza di questo progetto artistico. Un progetto nato dalla passione per la musica di Iacopo Teolis, Vittorio Solimene, Gabriel Marciano, Giulio Scianatico e Cesare Mangiocavallo, che nel giro di pochi anni si è trasformato in un lavoro vero e proprio.

E forse non poteva andare diversamente visto che ‘di mezzo’ ci sono le note de La Vie en Rose suonate da un certo Louis Armstrong a fare da colonna sonora durante la lezione d’arte di una scuola elementare; la costante ricerca di soluzioni musicali originali, a partire dalla tradizione; la predilezione per le sonorità jazz che arrivano dalla Grande Mela; il desiderio di crescere come uomini e musicisti; l’impegno per una maggiore condivisione di spazi e opportunità che rendano il jazz sempre più protagonista del panorama musicale italiano. Moltiplicate tutto questo per cinque e troverete la formula che rende così unici i Wasted Generation. E per saperne di più, a loro la parola!

Prima di tutto, come nasce Wasted Generation?

L’idea dei Wasted Generation nasce il 26 dicembre 2018 quando Iacopo Teolis ha proposto a Vittorio Solimene di fare un quintetto con Gabriel Marciano, Giulio Scianatico e Cesare Mangiocavallo. Non avevamo mai suonato insieme, alcuni di noi non si conoscevano neanche, ma è nata fin da subito una forte intesa fondata sull’estetica, sui gusti musicali comuni e soprattutto la voglia di creare un gruppo che ci sembrava non esistere, ovvero un collettivo di ragazzi che suonasse musica originale. In un panorama musicale in cui l’ambizione era quella di suonare con musicisti più grandi di noi (obiettivo necessario per la crescita artistica e musicale di ognuno!), ci sembrava fondamentale creare un gruppo il cui leader fosse la musica stessa, creata e plasmata da quelle che da sempre sono il motore di novità e ricerca del jazz: le nuove generazioni.

Quando avete deciso che avreste fatto i musicisti ‘da grandi’ (siete giovanissimi ancora)?

Giulio Scianatico – Penso non ci sia stato un momento specifico in cui abbiamo deciso di fare i musicisti. È il percorso di ognuno di noi nel mondo musicale che ci ha portato, tassello dopo tassello, a fare della nostra passione un lavoro. Abbiamo iniziato tutti a suonare da bambini, e a quell’età non ti poni particolari obiettivi, ma l’attenzione è semplicemente rivolta a cosa ti piace fare e cosa no. Personalmente cerco di mantenere questo approccio anche adesso.

Qual è il vostro primo ricordo legato alla musica jazz?

Iacopo Teolis – Ricordo la sensazione di quando ho ascoltato Louis Armstrong per la prima volta! Avevo 9 anni, ero alle elementari e durante l’ora di arte dipingevamo ascoltando la musica. Quel giorno di maggio la maestra mise una compilation di Louis Armstrong. Il primo brano era What a Wonderful World che tutti conoscevamo a memoria. Subito dopo c’era La Vie en Rose e il tema suonato dalla tromba di Louis Armstrong era il suono più bello ed emozionante che avessi mai sentito. Da lì iniziai a suonare la tromba.

Cosa cercate con questo progetto? Quali linguaggi, quali forme espressive avete preso come fonti di ispirazione e quali invece perseguite?

Cesare Mangiocavallo – Siamo costantemente alla ricerca di soluzioni compositive originali. Pur mantenendo le radici nel jazz tradizionale, cerchiamo di distaccarci sempre di più da esse. È difficile definire con precisione le molteplici influenze che alimentano la nostra musica e il nostro modo di interagire, ma è innegabile che i nostri ascolti siano sempre rivolti alle nuove tendenze del panorama jazzistico contemporaneo di New York. Riteniamo che il nostro lungo percorso musicale stia dando vita, soprattutto a partire dall’uscita del nostro album di debutto, a un’identità di band sempre più definita.

Quali sono i vostri obiettivi per questo progetto?

Vittorio Solimene – Il nostro obiettivo è suonare il più possibile in Italia e all’estero la nostra musica, e la vittoria di Nuova Generazione Jazz per questo è di grande aiuto. Inoltre, stiamo componendo nuova musica e vogliamo tornare presto in studio per un secondo disco.

Quali sono invece i vostri prossimi obiettivi professionali e artistici, come singoli musicisti?

Gabriel Marciano – Ognuno di noi è impegnato in una sua ‘evoluzione’, come persona e di conseguenza come musicista. È un’attitudine costante, una ricerca giornaliera e credo che sia fondamentale per il futuro continuare a perseguire questa scelta di vita. In termini più personali (e faccio da portavoce anche ai miei colleghi) il nostro obiettivo come musicisti professionisti è poter accrescere la mole di lavoro all’interno di contesti di spessore, riuscendo a cogliere le opportunità per far conoscere la nostra personalità artistica attraverso varie collaborazioni.

Sarete impegnati, quest’anno, all’interno del programma annuale di I-Jazz, “Nuova Generazione Jazz”, e proprio a proposito di ricambio generazionale: da un punto di vista musicale e artistico cosa succede con il pubblico? Cosa ne pensate a riguardo?

Sappiamo tutti che il pubblico del jazz ha un’età abbastanza alta, i giovani che vanno ai concerti sono sempre troppo pochi. Questo a nostro avviso dipende sia dagli spazi in cui avvengono i concerti, a volte troppo istituzionali, sia dal costo dei biglietti che è decisamente troppo alto per gli under 30. Il cosiddetto Underground Romano (scena nella quale siamo musicalmente cresciuti) è ricco di luoghi vissuti dai giovani e il jazz abita questi posti insieme a diverse forme d’arte. Si viene a creare uno scambio sia tra le arti che con il pubblico, interazione a nostro avviso necessaria sia per mantenere viva questa musica e per essere immersi nel movimento sociale in atto.

Pensiamo che il jazz abbia il compito di rimettere al centro delle sue attenzioni i ragazzi, che facciano parte del pubblico o che siano gli artisti sul palco, creando maggiori occasioni di condivisione di questa forma d’arte e innescare uno scambio, sia culturale sia di idee, che riattivi un senso di comunità oggi sempre più fragile. Noi cosiddetti ‘giovani’, che in verità siamo adulti a tutti gli effetti, abbiamo bisogno di posti in cui dare e condividere la nostra forma d’arte, ma soprattutto di riceverla, in modo da approfondire la cultura di cui facciamo parte e, soprattutto, continuare a farla evolvere.

Cosa ne pensate del jazz italiano attuale?

Riteniamo ci siano aspetti positivi e negativi a riguardo. L’aspetto positivo è sicuramente il forte avvicinamento di ragazzi e ragazze al jazz: la scena italiana negli anni si è arricchita sempre più di giovani musicisti di livello, tutti legati da un forte senso di comunità e intraprendenza. L’aspetto negativo è purtroppo la mancanza di fiducia da parte del sistema nei confronti dei musicisti under 30, che vengono catalogati troppo spesso come ‘giovani’ invece che come ‘artisti’, per questo si fa una grande fatica nell’ottenere possibilità lavorative in ambienti di alto prestigio. Rispetto ad altri paesi il ricambio generazionale è molto lento e l’Italia fatica a dare e riconoscere le possibilità che meritiamo realmente. Per questo andiamo molto fieri della vittoria di Nuova Generazione Jazz 2024 e ringraziamo I-Jazz per questo premio e Nicola Concettini per averci candidato!

Link al progetto Nuova Generazione Jazz 2024

Categoria: In evidenza Tag: Cesare Mangiocavallo, Gabriel Marciano, giovani, Giulio Scianatico, i:jazz, Iacopo Teolis, Italia, jazz, Nuova Generazione Jazz, Vittorio Solimene, Wasted Generation

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