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La ‘nuova’ vita di Luca A. d’Agostino, direttore artistico della rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso: “Trent’anni di jazz per me significano passione e lavoro”

Pubblicato il 22/04/2024

Home Page › Notizie › In evidenza › La ‘nuova’ vita di Luca A. d’Agostino, direttore artistico della rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso: “Trent’anni di jazz per me significano passione e lavoro”

Se fare il direttore artistico di un festival non è gioco da ragazzi, pensate cosa significhi essere alla guida di una rassegna jazz itinerante che coinvolge sei regioni italiane, per un periodo che abbraccia praticamente un anno intero, e prevede quotidiani sconfinamenti, storici e geografici, tra sentieri e montagne che, all’insegna della musica, finiscono per apparire per quello che veramente sono, ‘cerniere’ tra popoli che non possono che crescere insieme, oggi più che mai.

E se a guidare il tutto c’è qualcuno abituato a stare dall’altra parte dell’obiettivo, capirete il valore e l’intensità del lavoro che Luca A. d’Agostino, un protagonista della fotografia italiana nel settore musica e spettacolo (ma anche giornalista, produttore e docente), sta portando avanti come direttore artistico di Estensioni Jazz Club Diffuso, progetto nato nel 2021 in Friuli all’interno della società coperativa Slou.

Parole chiave del direttore artistico? Passione, Territorio e Intima Serenità (nello stile di Garrison Fewell).

Luca di racconti Slou e il suo “nuovo modello di impresa”? Quando nasce l’idea?

Slou Società Cooperativa nasce nel novembre del 2020 dall’unione di soci con esperienze professionali diversificate, legate al mondo della cultura, che hanno deciso di unire le proprie forze sviluppando il lavoro iniziato all’interno dello spazio Soul Coworking Servizi di Muzzana del Turgnano (UD), un’esperienza di riqualificazione nel territorio sulla direttrice Venezia-Trieste che concilia cultura, creatività e impresa. Il primo progetto realizzato è la rassegna Estensioni, nata all’interno del festival Music In Village, organizzato a Pordenone dall’Associazione Complotto Adriatico.

E nel 2021 prende il via Estensioni Jazz Club Diffuso, la rassegna jazz itinerante di cui sei direttore artistico: ci racconti il progetto?

Il progetto Estensioni Jazz Club Diffuso nasce con l’idea di portare il jazz e l’esperienza del jazz club in più regioni italiane, a partire naturalmente dal ‘nostro’ Friuli Venezia Giulia. Volevamo arrivare in quei luoghi di interesse storico, ambientale e culturale che solitamente non rientrano nelle programmazioni di festival e progettualità di più ampio respiro, privilegiando il tanto amato jazz, ma anche tutte le declinazioni musicali tipiche di un genere che da sempre sottende il concetto di ‘contaminazione’.

Inoltre, alla base della filosofia artistica che ha portato all’idea del “Jazz Club Diffuso” c’è la riflessione avviata sugli eventi della passata pandemia che hanno portato a ripensare gli spazi dedicati alla musica e di conseguenza l’approccio alla programmazione. Nel 2022, forti dell’esperienza del primo anno, partecipiamo con la stessa rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso alla Triennale FUS 2022-2024 centrando il bando.

Come avete creato la rete di realtà da coinvolgere?

L’idea progettuale si sviluppa all’insegna dei percorsi trasversali. Le località scelte sono luoghi di confine, collegati da vie percorse dall’uomo sin dai tempi più antichi e che si sovrappongono sia con la “via dell’ambra” che collegava il Baltico all’Adriatico, sia con strade romane come la Via Annia Antica, che lungo il litorale adriatico si collegava con la Romea che conduceva a Roma. 

Un territorio che è stato storicamente diviso tra diversi stati, dai confini frammentati (Patria Del Friuli, Impero Asburgico, Serenissima), in cui la montagna non assume un ruolo di barriera contro invasioni, come la retorica novecentesca volle far credere, ma è punto di passaggio, “cerniera che permette l’osmosi e il contatto” tra i popoli che fondano il tessuto etnico dell’Europa (latini, slavi, tedeschi), un laboratorio in cui verificare le reali possibilità di una crescita comune.

In trent’anni di attività sul territorio sono nate collaborazioni con altri festival e rassegne che hanno portato oggi a coinvolgere sei regioni italiane: dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, toccando Lombardia, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna.

Ci presenti i partner del progetto?

Si certo! La rassegna ha fatto tappa a Ivrea, Massa (il rapporto con l’Istituto di Valorizzazione dei Castelli è ormai consollidato), Modena (grazie alla nuova collaborazione con lo storico club Vibra), senza dimenticare borghi storici di grande suggestione come Venzone, Palmanova, Clauiano, Poffabbro. Un percorso musicale che nel corso degli anni ci ha portati a esplorare nuove forme di intrattenimento musicale, con concerti a ‘basso impatto’, ambientale e acustico, realizzati nelle zone della Laguna di Marano (UD) e in boschi planiziali nella bassa pianura friulana, con attenzione a tutta la zona delle risorgive tra Palmanova e Villa Manin, oltre a eventi in contesti più tradizionali come auditorium o gallerie d’arte (Gradisca d’Isonzo).

E vorrei anche sottolineare l’enorme differenza che c’è fra festival e rassegna: se il primo, con tutte le difficoltà del caso, si concentra in un periodo preciso dell’anno, pensare e realizzare una rassegna che si svolge su dodici mesi, si muove su più regioni italiane e in tre anni realizza quasi un centinaio di concerti non è certo cosa da poco. Non posso che ringraziare tutte le varie specificità dei nostri soci, la loro grande disponibilità, e il nostro presidente Stefano Buian.

Nel programma 2024 su cosa hai puntato? Qualche anticipazione sui prossimi appuntamenti?

Come potete immaginare non abbiamo perso tempo e già da gennaio abbiamo avviato un’intensa programmazione. Se posso sottolinearlo, straordinari sono stati i concerti in solo di Simone Mauri e Daniele Ledda e il pluripremiato Eternal Love di Roberto Ottaviano e compagni. Grandi soddisfazioni sono arrivate anche dalle collaborazioni con MutaMenti (con cui produciamo un progetto del grande Max De Aloe); con Caligola (esperienze uniche presso Al Vapore di Mestre); e con il Vibra Club di Modena (dove abbiamo realizzato un concerto di skajazz degli storici Bluebeaters e dei giovanissimi e interessanti CousCous a colazione).

Tra i prossimi appuntamenti mi fa piacere segnalare: il 25 aprile, al Carso in Corso di Monfalcone, festeggeremo con un ottimo esempio di crossover tra balkan folk e jazz grazie ai Radio Zastava (i membri della furiosa band hanno origini italiane, friulane, slovene, austriache e bosniache-serbe); mentre per International Jazz Day, il 28 aprile offriremo al nostro pubblico l’intenso progetto in solo di Camilla Battaglia in uno dei borghi più belli d’Italia, Gradisca d’Isonzo.

Per il futuro ci stiamo già muovendo, come lo scorso anno, su territori ambientalmente interessanti in provincia di Udine come Bordano, con la rinomata Casa delle Farfalle e il Lago di Cavazzo o la Grotta di San Giovanni d’Antro a Pulfero (che lo scorso anno ha visto un incredibile concerto di Paolo Angeli); saranno coinvolti nuovamente i Satoyama, con il loro stile inconfondibile, e stiamo prendendo accodi con Širom, band slovena con il loro sperimentale folkjazz ‘ancestrale’.  

Nel mese di ottobre ci sarà l’amico John De Leo con i Jazzabilly Lovers – al secolo Stefano Senni, Enrico Terragnoli, Fabio Nobile – protagonisti sul palco del Teatro Marcello Mascherini di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone. E poi un’anticipazione: sempre in ottobre presenteremo, in collaborazione con il CTA di Gorizia (il Centro Regionale Teatro Animazione e Figure), un’importante produzione, con la regista slovena Jelena Sitar, che coinvolgerà al contrabbasso l’eclettico Giovanni Maier. Estensioni a 360°, quindi, con il coinvolgimento anche di altre forme d’arte e con uno sguardo anche alla sperimentazione con i workshop Jazz Trick (tra Ableton e AI) di Valter Sguazzin.

Cosa porti della tua esperienza di fotografo, giornalista, produttore, docente nell’impegno di direttore artistico?

Come dicevo, trent’anni di jazz per me significano passione e lavoro, ma anche amicizie, contatti, conoscenze. Il passaggio a direttore artistico di una rassegna così particolare e ampia è stata quasi una cosa naturale, anche se ho dovuto affrontare un mondo sicuramente diverso e complicato. Essere dall’altra parte dell’obiettivo non è così semplice: basti pensare che solo lo scorso anno mi sono arrivate più di duecento proposte e io, per forma mentis, vorrei poter rispondere a tutti (e ascoltare tutto). Ma come potete immaginare è impresa praticamente impossibile.

Le sfide che ritieni prioritarie per il jazz italiano? Su cosa dovrebbe puntare l’associazione I-Jazz?

Credo che l’associazione I-Jazz stia facendo un lavoro davvero importante e non da oggi. Riuscire a far dialogare tante realtà differenti all’interno di un settore che è sicuramente una ‘nicchia’ (dai fotografi, ai musicisti, dai festival ai produttori, ecc…) non può che contribuire ad aumentare la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti e rendere più evidente il ruolo del jazz nel panorama culturale italiano. Non vorrei neppure soffermarmi su dichiarazioni che ho visto girare negli ultimi tempi e che sostengono che sia musica di altri stati e paesi…

Oggi realizzare una rassegna o un festival significa far lavorare un numero importante, enorme di figure professionali, che non sono solo (e già basterebbe) i musicisti che salgono su un palco, ma anche il mondo lavorativo che sta accanto. Dalla più piccola iniziativa a quella più enorme si alimenta, accresce e sviluppa sempre e comunque Cultura! I-Jazz sta facendo veramente tanto e deve continuare così, cercando di superare gli ostacoli che purtroppo si possono incontrare, portando avanti il dialogo fra tutte queste realtà.

Per concludere: ci regali uno scatto fotografico a cui sei particolarmente legato e che in qualche maniera racconta la tua passione per la musica jazz? E ci suggerisci un brano che faccia da colonna sonora a questa intervista?

Proprio qualche giorno fa riascoltavo un disco che producemmo con l’amico Luciano Rossetti. Si tratta probabilmente dell’ultimo disco registrato dall’indimenticabile Garrison Fewell, in duo con l’amico Maurizio Brunod (tra l’altro con Slou stiamo ragionando su una nuova pubblicazione di un suo concerto, cd e catalogo fotografico). Della sua enorme umanità ho a cuore un ritratto che feci casualmente a Cormons durante una delle edizioni di Jazz&Wine of Peace, dove quell’anno suonò con Boris Savoldelli e ci accompagnò poi per giorni nel nostro matto girovagare di fotografi (con noi anche il compianto Fabio Gamba).

Lo colsi in questa specie di sacrestia della Chiesa di Sant’Apollonia, colma di oggetti di qualsiasi genere, lì vicino si stava svolgendo un concerto (il trio di Cristof Lauer con Patrice Heral e Michel Godard). Intimamente sereno nel caos più assoluto.

La colonna sonora non può che essere un brano di questo cd.

Scheda socio I-Jazz Slou Società Cooperativa

Categoria: In evidenza Tag: direttore artistico, Estensioni Jazz Club Diffuso, fotografia, Friuli, I-Jazz, intervista, jazz, jazz club, Luca A. d'Agostino, Slou Società Cooperativa

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credits: TP

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