Pubblichiamo, su gentile concessione del Giornale della Musica, l'articolo "Coronavirus: un tavolo di crisi per il mondo del jazz" di Jacopo Tomatis 

Nel pieno dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus, il giorno dopo il decreto ministeriale che - di fatto - ferma tutti gli eventi fino al 3 aprile si cominciano già a contare i danni nel settore cultura, tra i più colpiti dallo stop, anche perché molto spesso i suoi lavoratori – dai musicisti agli organizzatori – non sono tutelati, non godono di particolari ammortizzatori sociali e (nel caso dei festival) basano i loro budget annuale su poche settimane, a volte pochi giorni di attività.

La situazione è ancora più compromessa perché, al netto delle scadenze dei decreti, potrebbe delinearsi in ogni caso un “periodo speciale” di durata non definita, con mobilità ridotta per buona parte dei cittadini europei (ma non solo) e con limitazioni di vario tipo a concerti e manifestazioni. Insomma, piove sul bagnato per settore che, ricordiamo, già era stato danneggiato dall'inasprimento delle norme sulla sicurezza.

Già negli scorsi giorni la Federazione "Il Jazz Italiano" ha indirizzato una lettera, firmata dal suo presidente Paolo Fresu, al Ministro Franceschini, invitandolo «a considerare, una volta per tutte, le necessarie azioni per tutelare lavoratori che contribuiscono in modo consistente alla ricchezza materiale e morale del nostro Paese», e a identificare, nello specifico, «criteri di rendicontazione per i concerti annullati per causa di forza maggiore nonché misure di sostegno aggiuntive». 

Per parlare della situazione abbiamo raggiunto Corrado Beldì, presidente di I-Jazz, l’associazione che federa i principali festival di jazz della penisola.

L'articolo prosegue al link https://www.giornaledellamusica.it/articoli/coronavirus-un-tavolo-di-crisi-il-mondo-del-jazz

Pubblicato: Venerdì, Marzo 6, 2020 - 14:55