Release Date: 20/12/11
Codice: 8,06E+12

Se è vero che le Muse hanno come compito primario quello di suggerire agli umani il sapere, il canto, ma sempre anche una vera e propria eloquenza persuasiva, non va altresì dimenticato che tutti questi doni possono crescere solo là dove l’animo si sia fatto sufficientemente pacifico e, solo in quanto tale, capace di attingere i preziosi tesori che la memoria riesce sempre misteriosamente a custodire. Insomma, la psyche non può essere agitata; altrimenti l’essenziale verrà necessariamente confuso con quanto è in verità destinato a far crescere solo il grande ammasso di detriti di cui è fatta per gran parte la storia degli umani. Se questo è vero, è chiaro che la musica di Francesco D’Errico si dimostra attenta e fedele sacerdotessa delle Muse. D’altronde, solo alle Muse la musica avrebbe potuto rivolgersi, nella speranza di attingere anche solo un brandello di verità. Sì, perché la verità si offre solo a chi sa ascoltare. E Francesco, Marco e Dario qui, in questo cd, dimostrano di sapersi davvero ascoltare; con animo umile, e dunque mai inutilmente presuntuoso. Affidati a quella quieta disposizione cui come sapeva molto bene già Hegel, ogni movimento e ogni divenire sono in realtà già da sempre destinati. Perciò si impegnano tutti e tre, i nostri musicisti (in ciò perfettamente fedeli alle nove Muse), in un dialogo in virtù del quale ognuna delle loro anime giunge a riconoscere, riflessa in quelle altrui, la quiete che, sola come tutti e tre sanno molto bene, peraltro, avrebbe potuto renderli capaci di ospitare l’essenziale. Da cui una musica scarna, vietata alle ridondanze, ma tesa e concentrata su  quel che resta; evocativa quanto basta, cioè, per rievocare i segreti di una memoria antica di cui le Muse sono sempre state amorevoli protettrici. Insomma, le note parsimoniosamente centellinate dal fraseggio pianistico che caratterizza tutte le tracce di questo cd, ci aiutano davvero a ricordare il tempo in cui la scrittura non aveva ancora costretto il canto sublime della poesia alle proprie pietrificate simbologie. E quindi a disegnare un futuro sempre ancora possibile, ben oltre il rumore indistinto di quello che continua ad apparire come uno sterile e oltremodo consumato presente. Massimo Donà

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