Release Date: 02-05-2013
Artisti Principali:
Strumentisti:
Codice: ED307

È in distribuzione Gigiabbo, nuovo progetto discografico del quartetto guidato dal sassofonista Claudio Bianzino con la partecipazione del trombettista Alberto Mandarini, prodotto da Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da IRD.

Otto brani inediti composti dal sassofonista affiancato in questa avventura dal pianista Davide Calvi, dal contrabbassista Stefano Profeta e dal batterista Nicola Stranieri. “Questo lavoro discografico rappresenta la realizzazione di un progetto che avevo ben preciso nella mia testa da molti anni e che ho deciso di realizzare insieme a dei “compagni di viaggio” che sono allo stesso tempo ottimi musicisti e persone straordinarie”, sottolinea Bianzino. “Essendo forse più noto come compositore ed arrangiatore, ho voluto realizzare queste otto composizioni originali nella mia veste originale di sassofonista e nell’ambito di quella che è la più classica e sfruttata delle formazioni jazz ovvero il quartetto con piano, contrabbasso e batteria: un terreno in cui tutti i sassofonisti crescono e che è in grado di rappresentare una sfida sempre nuova”.

Il disco vuole anche essere, in un certo senso, un punto di partenza e proprio questo è il significato del criptico titolo. Gigiabbo è una parola senza senso, ma a ben vedere un senso ce l’ha. Pare infatti che sia stata la prima parola che Bianzino pronunciò da bambino, all’epoca della cosiddetta lallazione, ovvero quando si inizia ad emettere dei piccoli aggregati di sillabe (tipo mamma, pappa, nanna, etc…).

 

“Il caso ha voluto che mentre, seduto sul seggiolone, pronunciavo la parola in questione, avessi spesso in mano un sottopentola, uno di quei cosi rotondi che una volta erano fatti di corda o di vimini intrecciati, belli colorati. Da quel momento a casa mia il sottopentola, parola che in effetti credo non avere quasi mai usato, si chiama ufficialmente “gigiabbo” e questo ormai è risaputo anche da tutti i miei amici”, scherza Bianzino. “Ecco, nonostante non sia più proprio giovanissimo, questo vuole essere il senso di questo lavoro discografico: una parola d’apertura, che magari suscita una certa curiosità, una parola che forse non ha molto senso, ma forse, invece, di senso ne ha parecchio, chissà…”.

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