Release Date: 29/10/13
Artisti Principali:
Strumentisti:
Codice: CO416
L’essenza e la sostanza di un musicista jazz stanno tutte nella capacità di farsi portavoce dei linguaggi del passato creandone di nuovi grazie all’espressione dei propri. Il Vibeguitar Quartet, infatti, si pone a metà strada tra istanze interpretative originali e creazione di ulteriori lidi sonori. Le possibilità multiformi del loro album “TheDuke” sono dovute alla particolare commistione tra vibrafono e chitarra che se da un lato esplicano un comparto armonico squisitamente morbido e rilassato, quasi impalpabile – come un tessuto perfetto nella sua orditura -, da un altro rendono possibili spiccate circostanze solistiche. Guido Di Leone affermatissimo e prolificissimo chitarrista, mai stanco di mettersi in discussione nelle più disparate condizioni di assemblaggio armonico-ritmico (dall’organo trio al sestetto di sassofoni), qui si reinventa in una perfetta amalgama stilistica, con una presenza sapiente, un suono curatissimo ed intelligente, mai invadente né semplicemente giustapposto. In questo disco poi il suo fraseggio assume le forme della modernità, quasi sperimentali, senza tralasciare mai il suo riconoscibile tratto particolarmente swing e bop. Dal canto suo il vibrafonista Saverio Tasca apporta con il tipico sound del suo vibrafono un’atmosfera densa, coinvolgente e cerebrale, tra il comping caldo, ricco di armonici e un fraseggio dal gusto molto personale e originale, il quale avvalora la padronanza di uno strumento purtroppo raramente approcciato e invece ricco di possibilità espressive, soprattutto nel jazz. Il cimentarsi in situazioni stilisticamente moderne è dato anche dalla scelta di un repertorio eclettico, inusuale ma anche distintivo dalle personalità e dalle influenze sonore del quartetto, non a caso con una sottintesa alea dedicatoria dai tratti autobiografici che pervade l’album. Troviamo infatti ben due versioni della title track “The Duke”, brano di Dave Brubeck rivisitato sia in chiave bossa nova con afflati lounge che in una forma più classicamente swing. Interessanti le versioni di “Full Moon and Empty Arms”, song resa famosa da Frank Sinatra e basata sul Concerto no.2 di Rachmaninov e “Isfahan” che Ellington scrisse per Johnny Hodges. Tra gli altri anche uno standard reso con una magia cool notevole: “Everything Happens to Me”. I brani di repertorio si incasellano con superbe composizioni originali di ciascun componente del quartetto. Saverio Tasca con “Livia”, trasognante, riverberante e l’energico funk di “Butch”. Guido Di Leone determinato nelle sue influenze e nelle intenzioni sperimentali con “A La Monk” e “Half Step Whole Step”. A suggellare il clima di efficace e raffinato interplay, troviamo Giuseppe Bassi al contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia alla batteria. Giuseppe, eclettico e poliedrico contrabbassista, dà prove di grande abilità virtuosistiche finanche compositive. Sua la firma infatti della dedica “NYC Subway Love Song” facendosi suggerire la melodia immaginifica e filmica dallo stridere del treno nella metro, strepitio giustamente inserito per comparazione nell’introduzione e in chiusura, esaltandone così l’aspetto romantico. Giovanni è la perfetta quadratura del cerchio, stimatissimo batterista capace non solo di accompagnare in fieri, ossia costruendo sempre e mai annoiando, ma anche di stravolgimenti ritmici, contrappunti alternativi, suggerimenti, sempre colti al volo dal resto della band. Anche lui qui presente con “For Evans” una sua composizione dedicata al grande poeta del pianoforte. Quattro orecchie raffinatissime, slegate da canoni, preconcetti e quant’altro limiti la musica rendendola banale e canonica. Al contempo sono tutti legati alla tradizione e, come valenti scultori, a loro piacere rimodellano la materia plastica del jazz rendendo lo stesso piacere all’udito ricercato dell’ascoltatore più attento e sensibile.
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