Venerdì, Agosto 25, 2017 - 11:00
Ingresso: libero

TENORES DI BITTI

Cos’è il canto a tenore?
Il canto a tenore è uno dei più straordinari esempi di polifonia del Mediterraneo, per complessità, ricchezza timbrica e forza espressiva. E’ realizzato da quattro voci maschili chiamate, dalla più grave alla più acuta, bassu, contra, oche e mesu oche, che disposte in formazione circolare intonano canti dalle diverse caratteristiche musicali a seconda della provenienza geografica. Per intenderci sarebbe più corretto parlare di canti a tenore e non di canto a tenore, poiché ogni paese che appartiene all’area di diffusione di questa tradizione orale possiede un proprio repertorio di canti sacri e profani che lo caratterizza inequivocabilmente e lo distingue dal paese vicino che spesso dista anche solo pochi chilometri. Per lungo tempo l’isolamento geografico dei paesi ha  favorito l’acuirsi di queste diversità culturali, evidenti non solo nel canto, ma anche nella parlata in limba (lingua sarda), nelle varianti dei costumi tradizionali, negli usi, diversità che sono anche indice di una forte affermazione identitaria che ancora oggi permane in Sardegna. Cantare a tenore nello stile della propria idda (paese), parlare la propria limba sono parte de su connottu ovvero del bagaglio culturale condiviso da una comunità.Il tenore da un punto di vista musicale può essere considerato come un solista accompagnato  ad accordi da un coro a tre parti vocali. L‘insieme delle tre parti  mesu  oche, contra e bassu viene  denominato anch’esso tenore. Dal punto di vista linguistico la definizione di oche e tenore corrisponde in italiano a solista e coro. La oche, unica delle quattro a cantare un testo verbale, canta una melodia associata ad un testo poetico a volte  improvvisato, mentre le altre tre voci la accompagnano scandendo degli accordi su delle sillabe non sens che sono molto varie e cambiano da paese a paese: bim-bam-bo- baram-bim-ba-bo-bim-ba-ra-roi-rim-ba etc.

I testi, composti da poeti culti o semplicemente tramandati oralmente attraverso il canto stesso, possono essere di carattere epico-narrativo, storico, satirico, di protesta e d’amore e sono scelti con cura dalla oche che spesso li plasma e personalizza per il canto.

Le voci che più definiscono il sound del canto a tenore sono le due più gravi, il bassu e la contra, caratterizzate da una timbrica gutturale, la cui emissione interessa la laringe e tutto l’apparato fonatorio, e che trovano simili soltanto in sperdute lande della Mongolia e negli altipiani della Repubblica di Tuva. Il mistero dell’esistenza di queste voci eguaglia quello dei Nuraghi, le antiche costruzioni in pietra di forma tronco-conica, simbolo della civiltà detta appunto nuragica (1800 a.C.), che probabilmente già conosceva e praticava questa forma di canto.

Non sappiamo assolutamente che cosa fosse allora il canto a tenore, ma sappiamo certamente cosa è oggi e cosa era nel recente passato, quando riecheggiava nella piazza del paese accompagnato dall’agile scalpitio dei passi del ballu tunnu (il ballo sardo tondo) della gente, quando si diffondevano le dolci e melodiose serenate d’amore negli alti e stretti viottoli in pietra, o nelle campagne soleggiate nei giorni de sos tunninzos (la tosatura delle pecore) momento di incontro e festa, nella solennità delle celebrazioni extraliturgiche della settimana santa o semplicemente nelle osterie e negli spuntini. Questa era la scuola del canto a tenore, la scuola impropria come la chiamava l’illustre antropologo Michelangelo Pira di Bitti, dove tutti imparano da tutti ma nessuno è maestro.

Negli ultimi decenni le cose sono cambiate, la trasmissione del canto avviene solo in parte con le modalità della tradizione, e si assiste alla nascita di formazioni professionali divenute molto popolari che portano il canto in giro per il mondo. Queste formazioni continuano però ad esibirsi nei contesti più tradizionali, come le feste paesane, organizzate dai giovani. Ogni festa paesana che si rispetti dedica una giornata alla musica tradizionale ospitando gruppi di ballo e tenores provenienti da tutta l’isola che si esibiscono su palchi di legno ed indossano i variopinti costumi tradizionali del paese di origine.

Lo stile di canto a tenore della tradizione bittese è sicuramente uno dei più importanti nel panorama canoro isolano sia per la varietà delle forme musicali che lo caratterizzano sia per la presenza di un ricco repertorio di canti religiosi.

Il canto a tenore è uno stile vocale di grande fascino. L’impasto vocale risuona immediatamente arcaico, proveniente da un tempo lontano. Non a caso gli studiosi pensano che questo non sia databile, tanto è antico. Alcuni vecchi, che in gioventù cantavano, raccontano che le tre voci che compongono il coro, altro non fossero che il muggito del bue, il belato della pecora ed il suono del vento opportunamente armonizzati fra loro dai pastori sardi che in questo modo avrebbero dato origine al canto. Anche se non fosse così, questo leggenda ci disvela il forte legame fra natura e cultura che è alla base del canto a tenore.

 

Luogo di spettacolo

Auditorium Istituto Superiore Regionale Etnografico
Via Antonio Mereu, 56
Nuoro (NU)