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Moncalieri Jazz compie vent'anni. In attesa che il programma prenda inizio, il 28 ottobre, abbiamo tracciato linee, pensieri e parole con il suo direttore artistico, fisarmonicista d'eccezione e persona di immenso valore, Ugo Viola.

Vent'anni di Moncalieri Jazz. Vent'anni di emozioni, come li avete definiti. Ma come riassumeresti davvero questo periodo? 

“Se dovessi definire questi vent’anni di festival ruberei una frase a Romeo er mejo der colosseo degli Aristogatti: tutti quanti voglion fare jazz, perché resister non si può al ritmo del jazz. Non c’è niente di più vero, ed è proprio questo che abbiamo cercato di far arrivare nelle nostre serate: il jazz è per tutti. Molto spesso si tende a pensare che il jazz sia una musica “di nicchia”, per pochi, che coinvolge solo gli appassionati del genere; noi abbiamo cercato di stravolgere queste dicerie. Il jazz è la musica di strada, la musica che durante la notte d’apertura ideata per il decennale del festival si sente uscire da tutti i locali della città; il jazz è per i bambini, si trova nei cartoni come gli Aristogatti e La carica dei 101, che noi da anni portiamo nei teatri per il pubblico dei più piccoli; il jazz è per i giovani, quando si fonde con i suoni dello swing; con il jazz si può ballare, come abbiamo dimostrato nelle serate di lindy hop; il jazz è improvvisazione, si può mischiare con gli altri stili musicali, e soprattutto è universale. Il jazz lo si trova in Europa, in America e i jazzisti arrivano da tutte le parti del mondo e noi, nel nostro piccolo, in questi vent’anni abbiamo cercato di far conoscere al nostro pubblico ogni sfaccettatura di questo genere”.

Quali sono i momenti più belli o particolari di questi vent'anni?

“Potrei fare un elenco lunghissimo, ma cercherò di raccontare i più salienti. La novità più grande che abbiamo introdotto è stata indubbiamente la Notte Nera del jazz a partire dal decennale del festival, che è poi diventato un appuntamento annuale di apertura dell’intera rassegna. Avremmo potuto chiamarla con il classico nome di Notte Bianca, invece abbiamo deciso di cambiare. Nera è la notte, nera è l’anima del jazz, e nessun colore sarebbe stato più appropriato. Quest’anno però, in occasione del ventennale, era necessaria una svolta, anche nel colore. Così la notte diventa blu e si unisce al tema della sostenibilità, a cui ci lega un riconoscimento importannte: il Patrocinio delle Nazioni Unite per il Goal 6 (Acqua pulita ed igiene) con UNRIC (United Nations Regional Information Centre for Western Europe)”.

I musicisti di cui hai ricordi più vivi, immediati?

“Il primo ricordo è sicuramente quello legato al Maestro Luciano Pavarotti; nel 1998 feci un’audizione per far parte dell’Orchestra come fisarmonicista solista al Pavarotti & Friends e, con una mano sulla spalla, il Maestro disse soltanto due parole: Scelgo Lui. Fu un’emozione grandissima, accompagnai Pavarotti e la bellissima Vanessa Williams in uno dei brani più famosi, Non ti Scordar di Me , e sentirsi nominato davanti a milioni di telespettatori in mondo visione (oltre ai 100.000 spettatori presenti al Parco Novi Sad di Modena), come si vuol dire Non ha Prezzo!!!. E così fino al 2003 (cioè l’anno che segnò la fine del progetto P&F) ogni anno il compositore Giancarlo Chiaramello puntualmente mi inviava una mail: Caro Viola ed anche quest’anno non possiamo fare a meno della Sua Fisarmonica.

Il secondo ricordo è legato all'amico Fabrizio Bosso. Lo “tenni a battesimo” nel mio festival nel 2000, all’inizio della sua stupenda carriera, e da allora è stato presente al MJF quasi tutti gli anni - da qui è nato il mio motto: Fin quando il Moncalieri Jazz Festival vivrà… Fabrizio Bosso ci sarà!  Nell’edizione 2013 ricordo che organizzai il concerto “A Joyful Day” per festeggiare i suoi 40 anni, insieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI all’Auditorium "A. Toscanini” di Torino con l’Omaggio a Nino Rota. Gesto che Bosso non solo apprezzò, ma al quale rispose invitando alla sua festa tutti i musicisti con cui aveva suonato. Una serata indimenticabile.

Il terzo ricordo risale a pochi mesi fa. Facendo parte della famiglia di I-Jazz seguo con molta attenzione l'impegno che l’associazione svolge ormai da tre anni nell’organizzazione dell'evento “Il jazz italiano” a favore delle zone terremotate. Quest’anno, però, la mia esperienza è stata molto particolare: dopo 30 di matrimonio io e mia moglie Piera, per motivi familiari, abbiamo dovuto fare le ferie separate e io con mio figlio Luca abbiamo girovagato in camper dal Piemonte fino in Calabria per trenta giorni di fila. Le ultime tappe del nostro viaggio sono state le quattro sedi della manifestazione “Il Jazz Italiano per le terre del sisma”: Scheggino, Camerino, Amatrice e L’Aquila. Ed ecco il ricordo più significativo è stata la giornata di Amatrice, il 2 settembre. Un'esperienza indimenticabile, dopo aver visto un paese ridotto allo scheletro, pieno soltanto di macerie, le note di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura sono state magiche, cariche di grande emozione. Credo che proprio in occasione di queste quattro giornate i soci I-Jazz hanno dimostrato di essere una grande squadra, capace di lavorare insieme per un unico obiettivo, aiutare il prossimo. Abbiamo provato tutti, anche mio figlio, un’emozione indescrivibile”.

Che direzione sta prendendo, secondo te, il jazz in Italia?

“Negli ultimi anni credo stia prevalendo proprio l'idea di fare squadra, non solo tra gli artisti ma tra gli organizzatori. Sono sempre più numerosi i progetti a livello nazionale, come per esempio il Jazz italiano per l'Aquila o per Amatrice, che danno l'opportunità di conoscere altri organizzatori di festival in Italia, altri musicisti e magari anche di far nascere nuove collaborazioni”. 

Dal 28 ottobre al 19 novembre, che edizione di Moncalieri Jazz si prospetta?

Fresca… e con tante candeline! Un programma in cui si intreccia l'omaggio a quattro centenari e la musica di artisti piemontesi diventati famosi in tutto il mondo. Per la prima serata, ariflettori puntati su Daymè Arocena e Simona De Rosa, regine dei due grandi concerti gratuiti della Notte Blue. De Rosa deve proprio a un disco di Ella, regalatole dal padre, la prima scintilla d’amore per la musica, mentre la venticinquenne Daymé, voce della nuova Cuba, nel suo tour negli Usa ha convinto la critica tanto da meritare accostamenti con la grande star del jazz americana. E su questo filone il festival proseguirà, affiancando artisti internazionali e nazionali famosi, a giovani talenti già capaci di conquistare pubblico, critica e prestigio.

Sarà Karima, il 16 novembre, a intonare l’Omaggio ad Ella, alle Fonderie Limone; mentre il giorno successivo entrano in scena quattro grandi pianisti: il 'nostro' Dado Moroni, accompagnato da Kenny Barron, Cyrus Chestnut e Danny Grissett, insieme per un ricordo suggestivo di Thelonious Monk. Sabato 18 novembre, l’omaggio a Trovajoli porterà in scena le note del Fulvio Chiara Quartet, insieme agli Archi dell’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Stefano Fonzi, le letture dell’attrice moncalierese Sara D’Amario, e ricordi degli amici di Armando, alla presenza del figlio Maurizio. Per il gran finale del 19 novembre al Lingotto, spazio all'omaggio per il centenario di Dizzy Gillespie firmato da Flavio Boltro con l’Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai, Fabrizio Bosso 4et e Paolo Silvestri. A sorpresa interverrà un super ospite d’onore. 

Nei giorni del festival ci sarà anche il coinvolgimento di tutta la città di Moncalieri: lezioni-concerto nelle scuole, spettacoli al Castello, nelle case di riposo, nelle numerose borgate. Da vent’anni, infatti, pensiamo al nostro appuntamento come occasione per stare insieme, anche oltre la musica. Da vemt'anni scommettiamo sul jazz come linguaggio universale, capace di stimolare la curiosità e accrescere la consapevolezza del mondo che ci circonda". 

Programma al link: http://www.italiajazz.it/attivita/festivals-e-rassegne/moncalieri-jazz-f...

 

Pubblicato: Tuesday, October 24, 2017 - 14:46